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Inaugurazione dello studio di Britta Winkels, Bassano in Teverina, sabato 19 gennaio 2019

Festival Irlandese, 30 agosto-09 settembre 2018

Bassano in Teverina – Cultural Events, 2018

Aprile:  Sabato 14 aprile, Visita al Castello Orsini e il suo giardino medievale a Vasanello

Giugno:  Sabato 10 giugno, Visita al museo archeologico di Amelia e al Palazzo Venturelli

Luglio:  sabato 21 luglio:  Concerto di TORQ, Musica tradizionale irlandese, Chiesa di Santa Maria dei Lumi, Bassano in Teverina (nell’ambito della manifestazione Festa in Borgo)

Bassano in Teverina – Cultural Events 2017

18 febbraio  2017:  Avvicinamento al giardinaggio.  Un giorno al Vivaio con Francesca Pinzaglio

 

03 giugno:  Passeggiata Archeo-naturalistica fra Chia e Bomarzo

 

01 luglio:  Lucilla Catania, scultrice,  presenta la sua mostra permanente “Sculture in Campo” a Bassano-in-Teverina

14-15-16 luglio:  Borgo in Festa, Bassano in Teverina.  15 luglio: Concerto “Cielito Lindo“, Baltazar Zuniga – Tenore, Lincoln Amada – Arpa, nella Chiesa della Madonna dei Lumi, ore 18:00.  Mostra Fotografica “Aqua”. Partecipano i fotografi:  Ana Vintila, Simona Poncia,  Pasquale Comegna.

11 agosto:  Una notte sotto le stelle, a Bassano in Teverina (la notte di San Lorenzo) sotto la guida di Astronomitaly guarderemo il cielo (e la luna) di questa notte spettacolare.

 

26 agosto 2017, ore 1830 Canzoni Popolari del Centro Italia.  Duo Piero Brega-Oretta Orengo

 

16 settembre 2017:  Lucilla Catania presenta le sue opere Arte in Campo – Arte Contemporanea e Archeologia (https://www.youtube.com/watch?v=P4PIQPZd0uQ)

7 ottobre 2017,  ore 18:00:  The Kay McCarthy Ensemble. La celebre cantante Kay Mc Carthy, da decenni autentica ambasciatrice della musica e della cultura irlandese in Italia, insieme al suo Ensemble: Susanna Valloni – flauti dolce e traverso, ottavino e tin whistle, Fabio de Portu – chitarre, Piero Ricciardi – bodhran, ci incanterano con il meglio del repertorio tradizionale irlandese.

 

22 ottobre 2017;ore 16:30:  Mara Quadraccia presenterà suo libro di ricette e racconti umbri “Le Umbriache” e Sabrina Capucci illustrerà le sue proposte per corsi e conferenze.

29 ottobre 2017 ore 09:30:  Da Sasso Quadro (località nella campagna di Bassano in Teverina) a Mugnano – una passeggiata archeo-naturalistica lungo circa 6 km iniziando con una leggera colazione a Sasso Quadro e terminando con una visita al Palazzo Orsini di Mugnano.

Maddalena Mauri e Sabina Scapin all’InConnection Art Centre, 27 novembre e 4 dicembre 2016

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Maddalena Mauri

Maddalena Mauri nasce a Roma nel 1962, vive e lavora a Viterbo.
Esordisce nel 1990 esponendo nelle mostre Progetto, a Civitella d’Agliano, e Fragmenta a Palazzo Valentini, a Roma. E’ del 1991 la sua prima personale per la Galleria Miralli, a Palazzo Chigi Albani, a Viterbo, curata da Simonetta Lux.
Nel 1993 Enrico Crispolti la invita al Premio Suzzara. Sempre nel 1993 la sua prima personale all’estero, in Francia, è a Lione presso la Galerie Jacasse.
Nel 1997 Gianluca Marziani la invita ad esporre ad Aperto97 al Flash Art Museum di Trevi ed alla mostra Altri lavori in corso, presso la Galleria Rossi Lecce di Roma.
Nel 2000 partecipa alle mostre Dalla Mini al mini, al Palazzo delle Esposizioni di Roma, ed Extra Vergine of Contemporary Art, al Flash Art Museum di Trevi.
Nel 2002, a cura di Simonetta Lux e Gianluca Marziani, presenta la personale Dieci presso il Museo Laboratorio dell’Università La Sapienza di Roma. E’ in questo anno che il disegno in tutte le sue forme diventa il centro della sua ricerca. Si tratta di un’evoluzione desiderata e meditata: è la creazione di una scenografia, di un gioco barocco che grazie ad una relativa “bellezza” dovrebbe fermare, per un attimo, lo spettatore in un ambiente di meditazione temporanea, come transitoria è la materia di cui è composta. Terre e grafite, polveri, materiali difficilmente controllabili che non danno la certezza della riuscita, il tempo relativamente breve a disposizione, l’impossibilità quasi assoluta di ripensamenti, un notevole dispendio d’energia fisica: sono questi i fattori che rendono l’impresa una sfida assolutamente stimolante che Maddalena Mauri non sente mai d’aver vinto.
Nel 2004 Simonetta Lux la invita ad esporre nella mostra Incantesimi presso il Palazzo Farnese di Bomarzo. Nel 2005 Vittorio Sgarbi la invita alla mostra Il Male – Esercizi di pittura crudele, presso la Palazzina di Caccia di Stupinigi, opera dell’architetto Juvara, nei pressi di Torino. Nel 2008 prende parte alla mostra Les Fleurs du Mal, 1857-2007, per Charles Baudelaire, patrocinata dall’Ambasciata di Francia e curata da Roberto Savi. Nello stesso anno ancora quattro personali: Mauri Maddalena Carte e disegni a cura di Roberto Savi presso Palazzo Bellarmino a Montepulciano; Come se, curata da Simonetta Lux, presso la Giovanna Scappucci arte contemporanea di Viterbo; White noise, presso la Galleria Rossi Lecce a Roma, a cura di Gianluca Marziani; There’s nothing, presso la Galleria Miralli di Viterbo. Nell’agosto del 2009, con la cura di Antonio Arevalo, espone al Karlin Studios di Praga la prima di una serie d’installazioni ambientali in polvere di grafite e terre colorate dal titolo Una storia strettamente personale. Nel 2011 partecipa al Water Tower Art Fest di Sofia con il progetto Fragile, nello stesso anno espone all’Istituto Italiano di Cultura di Shanghai e alla galleria Galzenica a Zagabria. Ancora nel 2011, per la galleria Il Ridotto di Serena Achilli, produce l’installazione Qualcosa che riguarda noi. Nel 2012 l’Istituto Italiano di Cultura di Sofia promuove la sua partecipazione al Water Tower Art Fest di Sofia per il quale produce la prima installazione della serie Magic moments.

Alcuni suoi lavori sono esposti alla Mostra: “Il lavoro delle donne” Capolavori dalle raccolte d’arte della CGIL, Palazzo della Ragione, Piazza Erbe, Mantova, attualmente in corso.

Per conoscere il lavoro di Maddalena Mauri: sites.google.com/site/maddalenamauri/

Sabina Scapin

Fotografa, Napoli 1966

Vive e lavora a Viterbo

2002

I luoghi della vita – Comune Poggio a Caiano – Prato (Concorso fotografico)

2003

Fondatrice dell’Associazione Culturale Studio Fontaine

Teatro India – Vegnerà un Cristo? Ninni Bruschetta a cura di Maurizio Buscarino

Declinazioni teatrali- Teatro di Rom?

2004

Vitarte – Digressione sul nudo

Tracce – Carmengloria Morales – Foto e Video

Festival di Blera – Fotografie di Enrico Castellani Michael Goldberg a cura di Antonio Arevalo

2006

Enrico Castellani – Roba da chiodi – Studio Fontaine Viterbo

Risonanze 1 – Enrico Castellani – Auditorium Parco della Musica – Roma

Enrico Castellani – Museo Pushkin delle Belle arti- Mosca

2007

Chiesa del Gonfalone in Viterbo – Ciclo pittorico del Battista – Ministero Beni Culturali- Beta Gamma Editore

Teodosio Magnoni – Scultori a Brufa – Perugia

2008

Grazia Varisco – Strappo alla regola – Studio Fontaine Viterbo

Obiettivo Donna – Comune di Milazzo a cura di Barbara Martuscello

2009

Dialoghi d’Accanto – Palazzo Gatti Viterbo

Svolge l’attività di fotografa come libera professionista.

Gregor Cuerten: Mostra Personale presso l’InConnection Art Centre dal 13 novembre (Vernissage) al 20 novembre 2016 (Finissage)

InConnection Art Centre, Via Gramsci 65, Orte Domenica 13 novembre 2016, ore 16.00, Vernissage della Mostra di GREGOR CUERTEN, Artista Tedesca, spesso ospite da Angelica's B&B (Casa Angelica) a Porchiano del Monte, dove ha creato gran parte delle opere esposte. Domenica 20 novembre 2016, Finissage della Mostra, ore 16.00

 

Domenica 13 novembre 2016, ore 16.00, Vernissage della Mostra di
GREGOR CUERTEN, Artista Tedesca,
Domenica 20 novembre 2016, Finissage della Mostra, ore 16.00

GREGOR CUERTEN  (Versione italiana)

L‘opera artistica di Gregor Cürten si sviluppa lungo un periodo di alcuni decenni. I movimenti di protesta sociale degli anni ‘60 e ’70 sono stati decisivi per la sua fase iniziale. In questo contesto storico è nata la sua convinzione che l’arte dovrebbe mantenere le distanze da un ordine sociale dove ogni tratto negativo è soppresso e la dimensione estetica è messa al servizio della esistente repressione generale. Di conseguenza l’artista non è coinvolto nel confermare una visione del mondo che si è esaurita in gesti puramente retorici. Molti dei suoi lavori sono freddi, persino gelidi, provocanti nella loro asperità senza compromessi e senz’altro dediti ad un’esperienza che comincia dove la superficie protettiva di un’estetica puramente esteriore mostra le sue crepe. A volte sembra che l’artista letteralmente spelli il corpo dell’opera e dei suoi protagonisti in modo da esporre quelli che potrebbero essere definiti i resti oscuri dell’esistenza umana. Si apre uno spiraglio su un mondo inquietante che mostra aspetti tragici e oscuri, su un mondo dove strade che conducono a un’esistenza migliore sono ben difficili da trovare. Vicino spiritualmente al pessimista francese (sic!) E. M. Cioran, l’artista si vede come parte di una realtà dove le ferite e il dolore sono costantemente destinati a tornare. …

Ogni ragionamento artistico che è focalizzato con tanta insistenza sugli aspetti problematici dell’esistenza ci raggiunge al di là di una prospettiva puramente estetica o intrinsecamente artistica. Ogni interpretazione dovrebbe tenerne conto. Chiunque volesse capire quali origini di esperienza siano qui decisive, non può prescindere dal contesto biografico dell’artista, sebbene in questo caso così come nell’arte in generale, semplici relazioni causali soni fuori questione. Gregor Cürten appartiene a una generazione cresciuta nell’immediato dopoguerra e perciò messa a confronto con l’eredità irrisolta del Terzo Reich. Nonostante il tabù di non poter parlare dell’accaduto – sostenuto da gran parte degli esecutori così come dalle vittime – e proprio tramite questa mancanza di interazione, i conflitti irrisolti sono stati trasmessi inconsciamente alla generazione successiva. Non essendo stata partecipe, questa generazione nata dopo la guerra ha dovuto comunque portare il peso di questa catastrofe storica e sforzarsi di comprendere l’incomprensibile. Anche se questo contesto non può essere l’unico prerequisito per capire l’opera di Gregor Cürten, senza ombra di dubbio si può affermare che l’artista si è sempre confrontato con le questioni del recente passato storico. Questo è evidente, per esempio, in una serie di opere, dove egli usa vecchie fotografie di varia gente, in parte proveniente dal suo ambiente sociale. Anche questi soggetti danno l’impressione di essere passati attraverso un processo di analisi rivelatrice dove è stato tolto strato su strato. I loro visi e abiti spesso mostrano superfici screpolate e fissurate; in alcuni casi si ha l’impressione di guardare delle vittime carbonizzate le cui fisionomie mostrano trame piene di scorie. In questi casi l’opera fornisce un commento che presenta le persone come soggetti di esperienze traumatiche che continuano ad esistere sotto la superficie artificiale della rappresentazione fotografica della vita quotidiana.” Hans Zitko, Painting Attacked, p 43 and p51, in: Beziehungsweisen, Berlin 2014

“… Le opere di Gregor Cürten sono oggettive o figurative e quindi si riferiscono a qualcosa fuori dalla sua condizione personale o dal suo stato d’animo. (…) Spesso lui trae inspirazione da immagini di album di famiglia, da materiale ordinario d’archivio e fotografie di giornali o da ritagli d’immagini scoperte per caso nei frammenti di locandine sui muri o nei ritratti degli ovali appanati sulle lapidi. …

Lo scomparso psicoanalista etnologico Fritz Morgenthaler, amico dell’artista, scrisse una volta che l’analista è ‘l’ospite attardato’ che trae conclusioni dai resti e dagli scarti di un banchetto già consumato. L’analista dell’immagine – e così vorrei chiamare Gregor Cürten – è a sua volta un ospite attardato in questi nostri tempi sazi d’immagini. Egli osserva le immagini distrattamente scartate, i relitti collettivi e non assimilati e cerca di dare loro voce producendo un riverbero nelle sue opere, invitandoci ad ascoltarne l’eco.” Rosa von der Schulenburg, Day Drawings,p. 123 and p. 125, in: Beziehungsweisen, Berlin 2014

GREGOR CUERTEN (English version)

Gregor Cürten‘s aristic development stretches over several decades. The emerging social critical movements of the 1960’s and 1970’s were very important for its beginnings. In this historical context, he became convinced – and still is – that art should keep its distance from a societal order that denies its negative traits and wants the aesthetic sphere to serve the existing general repression. Consequently the artist is not involved in the mere maintenance of a world view that has exhausted itself in rhetorical gestures. Many of his works are chilling, even frosty, provocative in their uncompromising harshness and committed in any case to an experience that begins where the protective surface of superficial beauty breaks down. Occasionally it seems that the artist literally is skinning the body of the picture and the protagonists it depicts, to expose what could be labelled the dark dregs of human existence. A view is opened to a disturbing world that displays dark and tragic features, one in which roads to a better existence are hard to find. Spiritually close to the French pessimist E.M. Cioran, the artist views himself as part of a reality in which the injurious and the painful are steadily destined to return. …

Any artistic thinking that focuses with (such) insistence on the problematic aspects of our existence reaches beyond a purely aesthetic perspective or one that is intrinsic to art. Interpretation must take that into account. Those who want to understand which sources of experience are decisive here cannot bypass the artist’s biographical context, although in this case, as in art in general, simple causal relationsips are out of the question. Gregor Cürten belongs to a generation that grew up in the immediate postwar period and thus was confronted with the unresolved legacy of the Third Reich. Regardless of the taboo against speaking about what had happened – widely upheld by the perpetrators as well as by their victims – through this very lack of interaction the unmastered conflicts were passed on unconsciously to the next generation. Non-participants themselves, this generation born after the war nevertheless had to bear the burden of the historic catastrophe and as non-participants struggled to comprehend what was incomprehensible. Although certainly this context cannot be taken as the only prerequisite of Gregor Cürten‘s work, with no lesser certainty it must be stated that the artist always has been preoccupied with the problems of recent history. This becomes clear, for instance, with a set of pictures for which he used older photographs of different people, some from his own social circles. These individuals too, give the impression of having undergone a process of revealing analysis, in which layer by layer has been removed. Their faces and clothing often display chapped or fissured surfaces; in some cases one has the impression of looking at burn victims whose physiognomies show slag-like textures. Here the pictures provide a commentary that presents the people as subjects of traumatic experiences that continue under the artificial surface of the photographically rendered reality of everyday life. ”Hans Zitko, Painting Attacked, p 43 and p51, in: Beziehungsweisen, Berlin 2014

“… Gregor Cürten‘s pictures are objective or figurative and thus refer to something outside his personal condition or inner mood. … (He) frequently finds inspiration in the images of family photo albums, everyday archival material and newspaper photos or from randomly discovered ‘remnants of pictures’ in the poster fragments on walls or the paled portraits behind the murky medallion shape of a headstone. Not least it is the sight of what occupies him in reality that supplies the motif for his fundamental topic: time. …

The late ethnological phychoanalyst Fritz Morgenthaler, who was a friend of the artist, once wrote that the analyst is the ‘belated guest’ who draws conclusions from the leftovers and the traces of consumption remaining on the once newly set table. The picture analyst – and thus I would like to call Gregor Cürten – also is a belated guest in our image saturated era. He views the pictures that have been carelessly tossed aside, the collective and undigested relics of pictures and seeks to make them speak by producing a reverberation in his pictures, inviting us to listen to the echo. Rosa von der Schulenburg, Day Drawings,p. 123 and p. 125, in: Beziehungsweisen, Berlin 2014