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Presentazione DAMIANI (Mary McGrath, Conservator, Irish Musuem of Modern Art)

If I have seen further than others it is by standing on the shoulders of Giants” (Isaac Newton)

Paolo Damiani seeks inspiration from the giants of the art world such as Rembrandt, Rubens, Piero della Francesca and Velazquez and also from the great sculptors of antiquity. In his paintings he uses careful, detailed modelling overlaid by confident loose brush strokes as he revisits familiar images. This results in exciting paint textures and his use of warm pigments next to monochrome modelling brings the paintings to life.

Many years ago I saw some of Paolo’s work hanging on a friend’s wall. Its subject matter was ancient yet it was very modern in its use of paint and it suited the interior of the old building. I loved the painting. Some images live on in one’s memory like old friends.

Another subject which Paolo explores in his paintings is the interior of artists’ studios. He documents the creative space and the materials used but frequently excludes any trace of the artist. In these paintings Damiani challenges our perceptions by creating ambiguous works and investigating the overlap between representation and association.

Here I must declare an interest as I was the conservator and project manager who transferred Francis Bacon’s Studio from London to Dublin in 1998. Imagine my surprise when I saw the images for this exhibition. Here was depicted the interior of the studio which I had helped to recreate: the circular mirror, the tins full of old brushes and the jars of pigment on the shelves. In one painting there is a light bulb hanging from the ceiling – the original travelled in my handbag on its way to Dublin. Paolo’s painting evokes the atmosphere of the studio interior by depicting the iconic image of the artist’s space. He succeeds in isolating something universally familiar yet utterly mysterious.

These paintings can be enjoyed at many levels. The question to be asked is “How do they make us feel?” The success of the collection will depend on the richness of our experience. The viewer is invited to enter and reflect, to create one’s own story

Umberto Eco says “Life is full of empty space – people are tired of simple things. They want to be challenged”. Some of Paolo’s best images do just that. However, their meaning will be slightly different for each of us depending on what we bring to their interpretation.

Mary McGrath, Conservator, Irish Museum of Modern Art
8 March 2016

Se ho visto più lontano di altri è perche stavo sulle spalle di Giganti” (Isaac Newton)

Paolo Damiani è un artista che trae ispirazione dai grandi del passato quali Rembrandt, Rubens, Piero della Francesca e Velazquez oltre che dai grandi scultori classici. Nelle sue opere fa un sapiente uso dei bozzetti preparatori che fanno da base alla sua pittura contraddistinta da pennellate decise che portano ad opere molto stimolanti, marcatamente materiche caratterizzate da tonalità calde.

La prima volta che ho avuto modo di ammirare le opere di Paolo è stato a casa di amici. Sono rimasta colpita da come, nel loro antico palazzo, questi quadri dal soggetto antico ma dalla tecnica esecutiva molto moderna, si inserissero alla perfezione. Ho amato quei quadri. Alcune immagini ti restano impresse nella memoria come vecchi amici.

Un soggetto caro a Damiani sono gli interni di studio d’artista. In questi dipinti Paolo va a stimolare la percezione dello spettatore con una documentazione degli spazi e dei materiali usati dagli artisti riuscendo quasi sempre ad escludere qualsiasi traccia dell’artista stesso. In questo modo crea lavori ambigui esplorando la sovrapposizione fra rappresentazione e associazione.

A questo proposito va detto che quando lo studio di Francis Bacon fu trasferito da Londra a Dublino nel 1998 io fui incaricata della direzione del progetto. Potete dunque immaginare il mio stupore quando ho visto per la prima volta le immagini di questa mostra. Avevo di fronte a me un dipinto dello studio nel quale avevamo tanto lavorato: lo specchio circolare, le lattine piene di vecchi pennelli, i barattoli di colori sugli scaffali. In un quadro c’è una lampadina che pende dal soffitto, proprio quella lampadina che riportai con me nella borsa quando tornai a Dublino dopo il mio primo sopralluogo.

Il dipinto di Paolo rievoca l’atmosfera dello studio di Bacon con un’immagine iconica dello spazio in cui l’artista operava. Usando immagini a noi familiari, Paolo riesce a raffigurare qualcosa di universalmente familiare eppure straordinariamente misterioso.

Questi dipinti possono essere apprezzati sotto diversi aspetti. La domanda da porsi è “come ci fanno sentire?”. Il successo di una collezione dipende dalla forza delle sensazioni che ci trasmette. Lo spettatore è invitato ad entrare e a riflettere, in modo da sviluppare una sua propria esperienza.

Umberto Eco diceva “la vita è piena di spazi vuoti – le persone sono stanche di cose semplici, vogliono essere messe alla prova”. Alcune delle opere di Paolo fanno esattamente questo. Tuttavia il loro significato sarà sempre leggermente diverso per ciascuno di noi a seconda del modo in cui ci approcciamo ad interpretarle.

Mary McGrath, Conservator, Irish Museum of Modern Art
8 marzo 2016

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